1 maggio: riflessioni a margine oltre il “concertone” e la scampagnata

Cercavo in rete un articolo, scritto da persone molto più autorevoli di me, che commemorasse intelligentemente il primo maggio. Senza retorica, senza rigurgiti sindacali dei primi anni ’60 e senza nostalgia del tempo che non c’è più. In Italia, si sa, viviamo molto dei ricordi dei fasti passati e ci culliamo in ere gloriose per non aprire gli occhi su un presente desolante.

L’articolo non l’ho trovato ma ho pensato comunque di andare a fondo della questione. Wikipedia mi è venuta in aiuto per capire bene cos’è che si festeggia oggi. Scopro che trattasi di una commemorazione istituita a seguito delle lotte (come al solito ci sono scappati diversi morti) dei lavoratori contro i “padroni” per avere un orario lavorativo di 8 ore.

1 maggio banksy

Mi sono fermata a pensare. Con una disoccupazione più o meno al 40% , come può festeggiarsi, in Italia, il lavoro? Cosa c’è da festeggiare?  

Ho pensato alle storie di tanti amici ed amiche, ai migliaia di curricula inviati, alla frustrazione, all’umiliazione, al futuro rubato, al pensiero che tutti i sacrifici fatti siano stati inutili, ai lavoretti – part time ed in nero – che si fanno per non chiedere in casa, quantomeno, i soldi della ricarica del telefonino, il vivere, economicamente, in un’adolescenza perenne, in un dejavù esistenziale che spiazza e che annulla.
Ho pensato alla “Questione EXPO’ “ e ai titoli dei giornali che dichiaravano, neanche tanto sottilmente, che i giovani italiani, in onore all’appellativo di bamboccioni conferito elegantemente dall’allora ministro Padoa-Schioppa, rifiutavano un compenso di 1500 euro al mese perchè, probabilmente, avrebbero dovuto lavorare anche nei fine settimana. La verità era chiaramente un’altra come dimostrato dalle infuriate dichiarazioni dei partecipanti alla vicenda.

Questo mi ha fatto capire qual è la vera cosa da festeggiare oggi: la DIGNITA’ del lavoro.

Dignità che si è persa dietro riforme scellerate e dietro un’impalcatura economica nata a detrimento di molti e a vantaggio di pochissimi; dietro l’italianissimo “lo so fare anch’io, non ho bisogno del  _____ (e qui inserire il nome di un mestiere a piacere, dall’idraulico all’ingegnere aerospaziale)”; dietro la corsa al ribasso del costo della prestazione lavorativa perchè “trovo qualcuno che me lo fa per meno”.

Siamo la generazione che vive per lavorare, per la speranza di affrancarsi da un presente fosco; per le aspettative di genitori che hanno sacrificato tanto e che adesso vedono in casa giovani e meno giovani che non sanno dove sbattersi la testa; siamo la generazione che non cerca il lavoro dei sogni ma, purchè ci sia, un lavoro qualunque.

Ebbene allora oggi io festeggio quella dignità che vogliono togliermi perchè, come recita una famosa pubblicità di colorazioni per capelli (magari un giorno vi parlerò dell’interessantissima storia che c’è dietro), io valgo.

Io ho il DIRITTO di lavorare e il diritto di vivere. E, con un pò di fortuna, di vivere felice.

Buon 1 maggio a tutti.

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