“Sono una bambina, non una sposa”, la campagna ONU sulle spose bambine

In occasione della giornata di sensibilizzazione sul fenomeno aberrante delle spose bambine, l’ONU Italia parla attraverso una campagna più che eloquente: uno scatto che vale più di mille parole, una bambina che stringe un bambolotto e ci guarda dritto negli occhi, accompagnata dalla frase “Sono una bambina, non una sposa”.

sono una bambina non una sposa

La campagna è stata realizzata dalla sociologa Giorgia Butera (autrice di “Per quanto mi riguarda ho fatto la mia scelta”, libro in cui affronta questo delicatissimo tema) insieme ad Alessandra Lucca, Valentina Polini (blogger) e Federica Simeoli (fotoreporter); un gruppo di donne che prestano le proprie professionalità e la propria sensibilità per informare sulla sconvolgente realtà delle spose bambine.

Conosco Alessandra Lucca e i suoi scatti di cui sono spesso protagonisti dei bambini, bambini sorridenti, sereni, dagli occhi che raccontano un’infanzia felice, così come dovrebbe essere quella di tutti i bambini. Stavolta Alessandra presta il suo obiettivo e il suo talento ad uno scopo diverso, a sostengo delle bambine che non possono avere un’infanzia come quella dei protagonisti delle sue consuete foto.
E infatti mi dice: “Per la prima volta impiego la fotografia nella lotta dei diritti umani e questo ha permesso di nobilitare quella che per me è la forma di comunicazione più efficace e diretta che fa risparmiare tanto fiato.”
Fa risparmiare fiato e fa stringere il cuore in questo caso, aggiungerei io.

I dati sulle spose bambine sono allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo una ragazza su tre è costretta a sposarsi prima dei 18 anni, e una su nove prima dei 15 anni.
Questo ha conseguenze negative sulla società e sul ruolo della donna in essa: le spose bambine non studiano e quindi sono indifese e non autonome agli occhi della società e della famiglia, diventando oggetto di violenze e fisiche e psicologiche, oltre che di rapporti di potere sbilanciati con il partner.
Le spose bambine diventano purtroppo anche madri bambine (addirittura già ad otto anni): moltissime muoiono o sono a rischio di complicanze durante il parto o la gravidanza.

Il matrimonio forzato è una vera è propria violazione dei diritti umani.
L’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, infatti, recita: “Il matrimonio potrà essere concluso solo con il libero e pieno consenso dei futuri sposi”.

Una bambina ha diritto alla propria infanzia e a decidere del proprio futuro, perché l’unico bimbo da cullare tra le sue braccia dovrebbe essere un bambolotto. Per gioco.

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