LawSista / Donne, diritto e l’isola che non c’è

Mi chiamo Valentina Fiorenza e ho 32 anni. Mi piace cucinare, adoro cani&gatti e i tramonti sul mare.
Ah, dimenticavo. Di mestiere faccio l’avvocato.
Ammetto che il mio annuncio avrebbe fatto più effetto, chessò, se avessi scritto “sono un serial killer e vi farò compagnia con la rubrica #DilloadHannibal”, visto il sovrabbondante numero di legali presenti nel nostro Paese.

Eppure, il fatto che una donna eserciti questo mestiere, non è scontato come può apparire agli occhi di noi signorine moderne.

donne e diritto

Donne e diritto

E’ il 1881 quando la dott.ssa Lidia Poet, laureata in Giurisprudenza, diventa avvocato.
Per poco, però.

La Corte d’Appello di Torino, con sentenza dell’11 novembre del 1883, annulla la sua iscrizione all’albo perchè “sarebbe disdicevole e brutto veder le donne discendere nella forense palestra, agitarsi in mezzo allo strepito dei pubblici giudizi, accalorarsi in discussioni che facilmente trasmodano, e nelle quali anche, loro malgrado, potrebbero esser tratte oltre ai limiti che al sesso più gentile si conviene di osservare: costrette talvolta a trattare ex professo argomenti dei quali le buone regole della vita civile interdicono agli stessi uomini di fare motto alla presenza di donne oneste. Ma questo è solo un estratto particolarmente significativo della sentenza; se avessimo voglia di scherzare (ma non ne abbiamo) leggeremmo che “non occorre nemmeno di accennare al rischio cui andrebbe incontro la serietà dei giudizi se, per non dir d’altro, si vedessero talvolta la toga o il tocco dell’avvocato sovrapposti ad abbigliamenti strani e bizzarri, che non di rado la moda impone alle donne, e ad acconciature non meno bizzarre”.
Diciamocelo, da queste brevi righe non ne esce un parere lusinghiero nei confronti delle donne (ok, diciamoci anche che l’Italia non ha mai avuto un parere lusinghiero nei confronti delle proprie cittadine, considerando che il suffragio universale è stato concesso solo con le elezioni amministrative del 1946. Praticamente l’altro ieri.).

Lidia Poet donne diritto

Ma andiamo avanti.
Nel 1919 il legislatore permette l’ingresso delle donne, a pari titolo degli uomini, a tutte le professioni e a tutti i pubblici impieghi (ivi compresa l’avvocatura).
Finalmente un po’ di parità? Non proprio.
Le donne non possono accedere per legge ad alcuni ambiti lavorativi; tra questi figura quello che implichi l’esercizio di poteri pubblici giurisdizionali cioè il giudice.
Perchè? “La donna deve rimanere la regina della casa, più si allontana dalla famiglia più questa si sgretola. Con tutto il rispetto per la capacità intellettiva della donna, ho l’impressione che essa non sia indicata per la difficile arte del giudicare. Questa richiede grande equilibrio e alle volte l’equilibrio difetta per ragioni anche fisiologiche. Questa è la mia opinione, le donne devono stare a casa.” (Antonio Romano, membro dell’Assemblea Costituente).
E’ solo nel 1963, con la legge n.66 del 9 febbraio, che viene permesso l’accesso delle donne a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, magistratura inclusa.
A cosa mi fa pensare questo?
Che le donne, nel retaggio culturale del nostro Paese, sono cittadini di serie B.
Che agli occhi degli uomini soffrono, non dell’invidia del pene di freudiana memoria, ma di mancanza del pene.
Bè, io non ne sento affatto la mancanza. Sento però, fortemente, l’assenza di politiche che tutelino i soggetti deboli.

Uno Stato giusto rimuove gli ostacoli all’uguaglianza SOSTANZIALE dei propri cittadini.

Diciamo sempre che le vittime di violenza devono denunciare il loro aggressore. Bene, ma chi le protegge quando si lasciano alle spalle le porte del commissariato di Polizia e tornano a casa dove, probabilmente, ritrovano il loro aguzzino?
Dove si possono nascondere, cosa possono fare per vivere? Questo non lo dice nessuno.

Nessuno ci dice che siamo ancora ben lontane dalla parità dei sessi, che non esisterà finchè esisteranno “ruoli” predefiniti.
Quindi, care mamme, il futuro delle donne è nelle vostre mani.
Quando spiegherete ai vostri figli che possono cucinare e lavare i pavimenti e che possono manifestare le proprie emozioni e sentirsi fragili senza per questo essere meno uomini; quando direte alle vostre figlie che sono perfettamente in grado di portare per tre piani di scale una confezione d’acqua da sei bottiglie e che non hanno bisogno di nessuno che le protegga e sottometta per essere felici.
Quando succederà questo, avremmo fatto un passo in più verso la vera uguaglianza.
E buona festa della donne a tuttI.

 

2 comments on “LawSista / Donne, diritto e l’isola che non c’è
  1. Si danno tante cose per scontate quando in realtà non lo sono, alcune sono conquiste recenti altre non sono ancora conquiste vere. Ma noi donne abbiamo una marcia in più quando serve.

    • Non so se parlare di marcia in più ma sono d’accordo pienamente sulla tua analisi sulle “conquiste/non conquiste”. L’optimum sarebbe una società gilanica, con il pieno accordo e la piena cooperazione tra i sessi

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