Don’t Judge Challenge, l’hashtag per combattere i pregiudizi ma che in realtà li usa tutti

A quanto pare ormai ogni estate ha i suoi tormentoni e le sue “challenge” sui social. L’anno scorso c’erano le secchiate di acqua gelida dell’ #icebucketchallenge, quest’anno invece arriva la “Don’t Judge Challenge”.

don't judge challenge

Don’t Judge Challenge: buone intenzioni, pessimo risultato

La challenge  stavolta consiste in un video in cui ci si ritrae prima in versione imbruttita, in stile “Ugly Betty”, e poi in versione normale, così come si è nella quotidianità.
L’intento sarebbe quello di combattere stereotipi e pregiudizi estetici invitando a guardare oltre la facciata (infatti all’hashtag #dontjudgechallenge molti accompagnano anche #dontjudgeabookbyitscover).
Il problema è che tutte le immagini del “prima” etichettano come “brutte” delle imperfezioni fisiche che spesso fanno stare male chi le ha. Si ricorre a stereotipi come un monociglio disegnato, denti neri, peli superficiali, acne e occhialoni da nerd, si ridicolizzano problemi che per qualcuno possono essere pesanti e difficili da affrontare, si ricade in quei pregiudizi che l’iniziativa vorrebbe superare.

In breve, l’intento sarà stato pure condivisibile, ma ci si è persi per strada sbagliando direzione.

(I più diffidenti hanno avanzato l’ipotesi secondo cui la Don’t Judge Challenge sia una trovata pubblicitaria di musical.ly, un’app che consente di registrare dei video col sottofondo musicale che preferiamo, perché l’hashtag è nato proprio da video creati con quest’app. A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina…)

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