In the name of law (and love): di sanità pubblica, dignità e Natale

Volevo dare tutt’altro taglio a questo articolo. Volevo parlare di amore, di buoni sentimenti natalizi, di buoni propositi. Ma poi è successa una cosa.

Oggi ho incontrato Mario, un mio amico. Da quasi due anni Mario sfugge a chiamate, appuntamenti, telefonate a casa. Mario era diventato un fantasma. Io ed altri abbiamo pensato di lui cose non proprio simpatiche: una sparizione del genere poteva essere motivata dalla nuova fidanzata? O dal nuovo posto di lavoro, troppo figo per noi poveri mortali? Bho, la sorte di Mario era avvolta nel più fitto mistero, che il segreto di Stato gli faceva un baffo.

amore - natale lawsista

Poi un bel giorno un amico comune abbozzò una mezza parola, ipotizzando problemi di una certa importanza. E poi il nulla.

Oggi, all’uscita da un convegno in Tribunale (crediti formativi -_- ) l’ho incrociato al semaforo e l’ho chiamato dal finestrino. La macchina l’ho lasciata in mezzo alla strada, chè quando mi ricapita di beccarlo!

Mario ha il cancro.

Sì, lo so, ha shoccato anche me. Perchè Mario ha poco più dei miei anni, perchè ha sempre condotto una vita sana e perchè… non è giusto, ecco. Lo so, la vita non è giusta ma se il cancro, in qualche modo, lo hai vissuto sai cosa è e a cosa andrà incontro Mario. Lo sai meglio di lui.

Sai che il cancro ti umilia. Sai che vuol dire il dolore, l’annullamento, l’impotenza. Sei lì che guardi soffrire, urlare, spegnersi qualcuno e tu non puoi fare niente.

Non c’è dignità in questo. Non c’è dignità in uno Stato che lascia i malati da soli; che lascia i parenti senza assistenza, a cercare di aiutare qualcuno per cui non c’è aiuto.

Non c’è dignità in una politica che toglie posti letto e che riduce il personale medico-infermieristico, che riduce la spesa pubblica sanitaria.

LA SPESA PUBBLICA SANITARIA, ragazzi. Non quella per l’abbellimento delle aiuole di piazza della Repubblica. La spesa pubblica per cui il discrimine tra chi può e non può pagare le cure può essere vivere o morire.

Tra noi giuristi si parla di “colpa medica”, di “risarcimenti” ma, in genere, lo facciamo nei nostri studi o nei Tribunali. Non tocchiamo con mano il dolore. Non guardiamo il malato negli occhi.

Ho preso la mano di Mario e gli ho detto che rispetto la sua scelta di allontanarsi da tutto e da tutti ma non la condivido. Gli amici possono sostenerti anche in queste situazioni limite.

Marco era in una situazione limite e 18 anni fa i suoi amici erano lì, ad affollare il  reparto di rianimazione dell’ospedale. Non era un bel luogo per una ragazzina di 14 anni ma… l’abbiamo accompagnato fino alla fine. E non importava delle lacrime, della variegata umanità chiassosa che abbiamo portato lì, in quel lembo asettico di universo, in quel luogo strano, quasi limbico, tra la vita e la morte. Alcuni sono tornati, Marco non ce l’ha fatta ma, da allora, è sempre con noi e non è mai stato un ricordo triste.

Io non voglio accompagnare Mario lì. Vorrei che un giorno mi chiamasse e mi dicesse che è tutto passato, così, come un brutto sogno. Ma sono realista ed anche lui lo è: “Sono convinto che quando hai il cancro, possono dire quello che vogliono, ma ci devi fare i conti. Finchè dura”.

E allora, finchè dura, amate senza riserve, abbracciate, chiamate, mollate gli argini del cuore chè di vita ne abbiamo una sola. Siate cortesi, gentili e regalate sorrisi. Mandate un pensierino ad un amico lontano, preparate i biscotti per il vostro vicino di casa ( se non gli avete fatto causa -_- ).

L’amore è una magia antica. E questa, un paio di secoli di culto della ragione, non possono assolutamente togliercela.

E forse, alla fine, ho parlato lo stesso di buoni sentimenti. Chè se togliamo quelli, cosa ci resta? L’umanità è già allo sbando nel culto smisurato dell’Io e nella paura del diverso.

Noi della generazione perduta degli  anni ’70 e ’80, noi che non abbiamo lavoro, presente, prospettive e futuro, abbiamo ancora qualcosa da lasciare al mondo. Possiamo fare la rivoluzione.

La rivoluzione gentile, però.

Chè a quanto pare, di questi tempi, tutti sono bravi a pasticciare con il tritolo e imbracciare kalashnicov ma nessuno riesce più a dire un “per favore” sorridendo.

(Mario, ovviamente, è un nome di fantasia)

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