La Giornata dei calzini spaiati: si spai chi può!

Nata 3 anni fa per gioco in una scuola, la Giornata dei calzini spaiati ha subito riscosso un successo incredibile, probabilmente perché affronta con allegria e ironia uno dei grandi misteri dell’universo: dove finisco i calzini spaiati e come facciamo a perderli?
Niente di più inspiegabile. Li indossiamo insieme, li laviamo insieme ma poi, stendendoli o riponendoli nel cassetto, c’è sempre qualcuno che resta lì, giacente in fondo al cesto della biancheria pulita e completamente solo, privo del suo fedele compagno di avventure, contro ogni logica.

calzini spaiati

La Giornata dei calzini spaiati: colore e ironia ai piedi

Mentre fantastichiamo su un mitologico paradiso dei calzini perduti (un tripudio di colori, pattern e taglie, in cui ogni calzino è unico e non ha mai un gemello accanto) la Giornata dei calzini spaiati ci permette di rendere utili almeno per un giorno quei calzini “superstiti” ormai spaiati ma che conserviamo lo stesso.

La Giornata dei calzini spaiati viene celebrata il primo venerdì di febbraio; l’invito è quello di indossare i calzini spaiati più diversi e colorati che abbiamo, mostrandoli con orgoglio e ironia, magari in una foto da condividere sui social usando l’hashtag #calzinispaiati.

Il brand Oybō, il cui motto è “One pair, two souls”, ha fatto dei calzini spaiati una vera e propria filosofia, con una ricca e divertente collezione di calzini già pensati diversi l’uno dall’altro e appaiati ad hoc. Gemelli diversi, insomma.

Il marchio italiano UNICA, invece, propone dei calzini single, One size, One sex, One sock: una sola taglia valida per tutti grazie all’elasticità dei tessuti, collezione unisex senza alcuna distinzione tra linea maschile e femminile e calzini acquistabili singolarmente in modo da essere totalmente liberi di abbinarli come pare e piace.

unica-socks

E, ovviamente, anche su Asos troviamo qualche paio di calzini mismatched, con stampe diverse ma concettualmente legate l’una all’altra.

Non resta che chiudere l’argomento con la bellissima canzone di Capossela “Il Paradiso dei calzini”, leggera e delicata quasi come una filastrocca o una ninna nanna per bambini, in una sottile e costante metafora in bilico tra calzini e uomini.

Dove vanno a finire i calzini
quando perdono i loro vicini
dove vanno a finire beati
i perduti con quelli spaiati
quelli a righe mischiati con quelli a pois
dove vanno nessuno lo sa

Dove va chi rimane smarrito
in un’alba d’albergo scordato
chi è restato impigliato in un letto
chi ha trovato richiuso il cassetto
chi si butta alla cieca nel mucchio della biancheria
dove va chi ha smarrito la via

 

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