MovieSista – La grande bellezza: Roma, ossimori e speranze

“GIANICOLO. ESTERNO. MERIGGIO.
 
Dal nero all’indietro. 
Quel buio era l’interno della canna del cannone del Gianicolo. 
Appena siamo fuori: BUM. Fumo e una gran botta. All’unisono.
Gli uccelli si issano in volo di scatto contro il cielo di un azzurro irripetibile.
Regna un sole bellissimo, estivo.
È mezzogiorno, e Roma adesso lo sa.” 

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Inizia. Lentamente. In silenzio.
Poi un coro. Abiti scuri e musica sacra.
Osservo Roma attraverso il susseguirsi dei fotogrammi e penso di non averla mai vista così. Forse l’avevo solo “letta” così.
Quando in pochissimo tempo divorai Il piacere di quel D’Annunzio che, con gli occhi del suo Andrea Sperelli, viveva un meraviglioso idillio con la città eterna.
I fotogrammi aumentano. La mia curiosità pure.
Curiosità per lo snodarsi dell’intreccio, curiosità perché è Sorrentino e non può deludermi, curiosità perché aspetto lui, il Divo per antonomasia: Toni Servillo.

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Poi chiasso, assordante musica da discoteca. E una sfarzosissima festa. Quasi trash, diremmo oggi.
“Auguri Jep, auguri Roma!” -esclama una Serena Grandi perfetta nel suo ruolo di ex soubrette televisiva, “ormai in completo disfacimento psicofisico”.
E poi, al minuto 9:22, eccolo. Lui, il re dei mondani, colui che era destinato a diventare Jep Gambardella.
Entriamo in medias res nella sua vita; ha appena compiuto 65 anni ed è ormai disincantato osservatore e protagonista di una vita e di una società in decadenza. Decadenza di cui è perfettamente conscio, ma della quale, in fin dei conti, non si lamenta più di tanto.
E intorno a lui un grottesco alternarsi di vita (mondana, più che altro!) e morte. Romano, inedito Carlo Verdone nei panni di attore e autore teatrale, che lascerà Roma per tornare nel suo paese natale, schiacciato dal peso del fallimento. Viola, ricca borghese alle prese con un figlio problematico che finirà tragicamente la sua vita. Stefania, scrittrice radical chic, un po’ snob, che nasconde i problemi sotto la maschera da intellettualoide.
Elisa, primo amore adolescenziale di Jep, che vediamo solamente in qualche flashback e di cui scopriamo l’esistenza solo apprendendo della sua morte. E Ramona, spogliarellista rassegnata alla vita, al doversi accontentare, al dolore e alla morte.
Arrivisti, politici, criminali, nobili decaduti, cardinali, giornalisti, attori. Tutti fotografati insieme. E, sullo sfondo, una Roma insensibile, come se la sua grande bellezza stroncasse il grido d’aiuto di quell’umanità in decomposizione.

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Ossimori. E’ un continuo avvicendarsi di ossimori. Vita, morte, inni sacri, musiche da discoteca, suore, cubiste, giorno, notte, ambizioni, fallimenti, agende piene di mondanità, vite totalmente vuote.

La grande bellezza - Roma

Speranze. Tante.
Di riscatto, di cambiamento.
In primis quelle di Gambardella stesso, che, proprio quando pensa di averle perse completamente, ritrova l’illuminazione.
Poi anche quelle di Sorrentino, sicuramente. Racconta una città non sua dall’esterno, ma lo fa così bene da aggiudicarsi un condiviso paragone con la Roma della dolce vita felliniana.

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Da attenti spettatori, sappiamo bene che il film in Italia è stato distribuito a maggio e quindi questo fiume di parole potrebbe suonare un po’ fuori tempo massimo; eppure critiche e apprezzamenti sono sempre lì in agguato. Anche per la recente uscita in Inghilterra.
Tra le speranze ci sono anche le nostre. Quelle di un pubblico di non addetti ai lavori, che confida nell‘unico film italiano candidato agli Oscar e spera davvero nella riuscita di questo cinema made in Italy.
Del resto, dopo mesi, ne stiamo parlando ancora. Ci sarà un motivo, no?

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