LawSista/ La festa delle donne: the day after

Location: Interno giorno, ora di pranzo. C’è un viavai di donne che cercano di procacciarsi il pranzo. Chi addenta un arancino, chi una fetta di pizza, chi si porta il cibo anti intolleranza da casa. Sono tutte, o quasi, scalze, sorridenti, belle e stanche ma terribilmente vive. Danzano da ore e hanno i piedi doloranti ma questo non è importante. I loro abiti sono fatti di pendagli, scialli frangiati e sonagli. Si accomodano a dei tavoli di fortuna, anche se non si conoscono. Chiacchierano e sorridono, sorridono sempre. Improvvisamente qualcuna urla :“Ah ragazze, auguri!” e qualcun’altra risponde: “Perchè, c’è qualcuna che fa il compleanno?”; ciascuna prosegue a chiacchierare con le nuove compagne appena trovate. La celebrazione della festa della donna è tutta qui, in una tribù di donne in cui nessuna ti dice che non sei abbastanza brava, nessuna giudica i tuoi vestiti, la tua pettinatura o le tue occhiaie pronunciate. Le maestre insegnano e imparano. E tutte incoraggiano tutte. Perchè “i limiti non si superano, si accompagnano”.

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La festa delle donne: the day after

In questo lunedì 9 marzo, seduta alla scrivania del mio studio, mentre un fortunale si abbatte sulla mia città (ma questa non era la terra del sole, una volta?), tiro le somme della festa DI e PER le donne più bella a cui ho partecipato negli ultimi 32 anni.

Tralasciando il più becero e vuoto “girl power”, i consueti “la festa delle donne è tutto l’anno”, il chicchiericcio d’opinione e di tendenza che tutti siamo, più o meno, soliti fare in queste circostanze.

Una società giusta e più giusta comincia da me. Comincia da politiche di welfare, comincia da provvedimenti che non sventolino le quote rosa (sono donna, diamine, mica un panda in via d’estinzione!) ma che facciano della diversità strutturale un’uguaglianza sostanziale. Le politiche miopi e propagandische non mi servono. Non servono a quelle come me. Servono asili nido aziendali, servono sostegni economici per le lavoratrici madri che hanno una partita iva, servono provvedimenti che consentano alle donne di essere ciò che sono e non ciò che gli uomini (o per lo meno, la maggior parte di essi) vogliano che esse siano.

Serve un cambio di mentalità dall’interno. Ogni individuo, sia esso maschio o femmina, ogni famiglia, ogni donna.

Riappropriatevi di voi stesse, sorelle. Capite chi siete, cosa fate, cos’è il vostro corpo, dov’è il miracolo della generazione che solo noi possediamo. E voi, uomini, non ne abbiate paura: accettare l’altro e accettare se stessi è il primo passo per la pace.

Del resto, se misurate la bravura di un pesce nel modo in cui scala un albero, passerà la vita a credersi un’idiota. E se lo dice Einstein, io ci crederei pure.

 

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