LawSista / Di matrimoni, veli, confetti e inadempimenti

Oggi è una giornata particolare: ho dimenticato gli occhiali da vista a casa ed, essendo costretta ad indossare gli occhiali da sole graduati per evitare un simpatico effetto “talpa”, tutto ciò che mi appare davanti, schermo del computer compreso, ha un delicato colore ambrato (che è certamente preferibile alla visione impressionistica che mi si porrebbe innanzi nel caso di uno spericolato lavoro “senza occhiali”).

weddingsista matrimoni

Se invece di un’avvocatA che lavora nel suo studio in una giornata uggiosa di maggio (praticamente un ossimoro nei termini) fossi Holly Golightly, probabilmente indosserei degli occhiali a forma di cuore con lenti rosa (che, grazie ad una scellerata moda degli anni 2000 ho indossato. Ma certe cose, a volte, sarebbe meglio tacerle) per guardare il mondo intorno a me con gli occhi di un cupido.

Maggio, del resto, ha aperto in pompa magna la grande stagione dei matrimoni. Future spose deliranti tra una bomboniera in cristallo di murano e un menù per vegani e invitati che fissano sconsolati l’armadio pensando a come riciclare in maniera intelligente l’abito di due matrimoni fa.

In questo momento, però, vorrei mettermi nei panni dei futuri nubendi. Gente che per mesi vive su Pinterest alla ricerca delle migliori idee per stupire i propri invitati e magari fare rodere d’invidia la cugina Ermelinda (Coraggio, lo so che tutti abbiamo una cugina Ermelinda che ci sta particolarmente simpatica) che si è così tanto vantata delle sue nozze e delle sue scelte ORIGINALI che per pranzo ha presentato un menù vintage direttamente uscito dagli anni ’80 con tanto di risotto allo champagne e cocktail di gamberi (ma si sa, il vintage è di moda).

Diciamoci la verità: organizzare un matrimonio è un’impresa titanica, si prevede l’intervento di tantissimi operatori che vanno dal ristoratore, al fioraio, passando per i musicisti e i fotografi e che tu, novella nubenda, voglia affrontare tutto questo da sola (e qua ti meriti già la medaglia al valore) o con l’aiuto di un professionista dell’organizzazione di nozze, ti fa davvero onore (personalmente ritengo che il matrimonio di mia nonna negli anni ’50, a seguito di “fuitina”, fu un capolavoro di snellezza e austerità post bellica: celebrazione all’alba in sagrestia e come rinfresco – e qua cito testualmente – “Quattro carrube e quattro dessert”).

Riuscire a coordinare tutto e riuscire nel risultato perfetto è una grande impresa. E ciò accade solo se ci si rapporta con professionisti. Professionisti che, in quanto tali, avranno l’accortezza di presentare un contratto scritto ai propri clienti.

desperate housewives wedding

No, gli accordi vocali, le strette di mano e quelle (brrrr) lettere d’incarico che sono talmente generiche da potere voler dire tutto e il contrario di tutto, non sono da prendere in considerazione. NON SONO CONTRATTI.

Mi correggo. In realtà, per il nostro Codice Civile, è contratto quell’accordo tra due o più persone volto a modificare, far nascere o estinguere rapporti giuridico patrimoniali. Ne consegue che un accordo tacito, vocale o scritto sui rotoloni Regina è, per la legge, un contratto. Il problema sussiste però in termini di prova: è facile dimostrare che Tizio ha dichiarato – oralmente – che avrebbe fatto questo o quello? Ve lo dico io, no.

Se il vostro fioraio vi aveva assicurato che avrebbe portato 15 decorazioni floreali per la chiesa ma, in realtà ne ha portate solo 10; se il vostro addetto al catering aveva dichiarato che si sarebbe fatto carico dello smontaggio della struttura ad arco usata per la cerimonia simbolica ma non l’ha fatto; se l’atelier ha clamorosamente sbagliato a ritirare il modello da voi scelto per l’abito da sposa; SE in tutti questi casi non avevate un accordo scritto in maniera seria e puntuale e firmato da tutte le parti in causa, la richiesta di un risarcimento danni è un filino più complessa. E probabilmente si risolverà in battaglie giudiziarie estenuanti.

Avere un contratto facilita sicuramente molte cose. E non parlo soltanto di indicazione delle reciproche prestazioni ma di tutte quelle previsioni – come, ad esempio, i casi di inadempimento – a cui quasi nessuno, preso dalla foga, dalla felicità (o dalla disperazione della stanchezza), pensa.

Rivolgetevi ad un professionista legale (tipo noi 😀 ) che vi potrà consigliare al meglio. Sì, anche e soprattutto se i vostri fornitori non si sono minimamente posti il problema.

Gli sposi 2.0 si tutelano 😉

Rispondi