Mondi impossibili? L’arte ci salverà

Oh voi, care/i websista addicted, ricordate per caso i mondi impossibili di Escher? Certo sono solo disegni, qualcuno potrà replicare. E’ vero, sono solo disegni però dentro ci sono quella fantasia e quel rigore geometrico che shakerati insieme danno un risultato assurdo e ipnotico.

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Allora mi rivolgo a voi, appassionati di Escher: il suo esempio non è andato perduto ve l’assicuro. Anzi ha dato strabilianti frutti con produzioni artistiche tanto assurde quanto colossali. Con una sola differenza però: non sono disegni. Pronti?

Lo scultore inglese Richard Wilson, per esempio, ha lasciato tutti letteralmente a bocca aperta nel 1987 con la sua famosissima istallazione, ormai permanente, 20:50 della Saatchi Gallery di Londra. In sostanza ha realizzato un grosso contenitore di lamiera che ricalca perfettamente lo spazio della stanza, riempiendolo di olio per macchina. Il liquido, in un gioco di riflessi, diventa assurdamente solido capovolgendo la rigorosa architettura della stanza. E dal 1987 ad oggi non stanca mai di stupire (così come il persistere dell’odore di petrolio).

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E poi, cosa volete che abbia fatto uno come Wilson che con 20:50 ha già regalato molto? Semplicemente Turning the place over, lavoro colossale del 2008, dove la rigida simmetria di una facciata di Liverpool viene stravolta da una sezione di 10 metri di diametro, letteralmente ruotata su due direzioni.

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Che poi Turning the place over non vi ricorda qualcosa? Secondo me, la forte influenza dei “Building cuts” di Gordon Matta Clark (e dell’Anarchitecture group in genere) è abbastanza chiara.

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Ma la realtà delle cose, e torniamo ad Escher, può essere stravolta anche da semplici segni grafici. I trompe-l’oeil, in questo senso, possono dirci molto. Così come, per analogia, le anamorfosi. Il loro supporto però diventa lo spazio e l’architettura. Ecco come.

Felice Varini è probabilmente il più noto tra gli artisti di anamorfosi in spazi interni ed esterni. La sua forza sono le geometrie bidimensionali variopinte. Niente di quello che si vede però è bidimensionale e il trucco è presto svelato una volta cambiato il punto di vista.

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Idem per George Rousse per il quale, però, le forme geometriche pure assumono una connotazione predominante.

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Lo street artist Rub Kandy, analogamente ai precedenti, usa le anamorfosi per stravolgere il senso dello spazio di angoli metropolitani riuscendo, però, ad avvicinarsi maggiormente ai forti paradossi escheriani.

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E allora mi chiedo, come spesso faccio quando vedo un’opera di qualche artista che mi resta impressa: sono mondi impossibili o solo una maniera diversa di vedere le cose? Non ho una risposta pronta all’uso, perché il mondo dell’arte è complicato e contraddittorio, ma vi lascio con una suggestione, credo appropriata, suggeritami da una puntata de Il Testimone

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… “Punti di vista”.

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2 comments on “Mondi impossibili? L’arte ci salverà
  1. Adoro il gioco di dimensioni di Escher e quando questo gioco esce da una tela e diventa architettura lo trovo a dir poco geniale.

    • Anch’io sono un’aficionada di Escher, da sempre. Da piccola ne ero incuriosita, i suoi disegni mi sembravano un gioco. Da grande, poi, ho capito il genio 🙂

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