MOVIESISTA / Anita Ekberg, non solo Sylvia

Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un’epoca, quella scintillante della Hollywood sul Tevere degli anni Sessanta, quella d’oro del cinema italiano che Fellini ci ha lasciato impressa nelle sue pellicole, quella della languida Dolce Vita.

Come spesso accade, nell’immaginario comune, gli attori restano intrappolati nei ruoli che hanno dato loro maggiore successo. E se quel bagno con Mastroianni nella Fontana di Trevi l’ha resa immortale, è anche vero che “Anitona”, come la definiva affettuosamente il maestro Fellini, non è stata solo questo. Dalla Svezia, suo paese natale, nel 1950 si trasferisce in America ed entra nel mondo del cinema; ma il richiamo dell’Italia -sua seconda casa- è troppo forte.
Prima di vestire i panni della seducente Sylvia della Dolce Vita, interpreta la regina Zenobia che si ribella all’Impero Romano nel peplum Nel segno di Roma (1958). Dopo aver ottenuto definitivamente il successo tornerà ad essere musa del regista riminese in altri film, tra cui Boccaccio ’70 (nell’episodio Le tentazioni del Dottor Antonio) e I clowns; sarà Margaret in Come imparai ad amare le donne di Luciano Salce, la baronessa Olga in Scusi, lei è favorevole o contrario? di Alberto Sordi, madame Rocchi de La dolce pelle di Angela di Andrea Bianchi e, in tempi più recenti, darà il volto a Marika ne Il conte Max (remake del più famoso signor Max di Camerini) e la mamma di Valeria Marini nel film Bambola di Bigas Luna.

 

Con Peppino De Filippo e davanti al Colosseo quadrato dell'Eur, durante le riprese di Bobbaccio '70.

Con Peppino De Filippo (sopra) e davanti al Colosseo quadrato dell’Eur, durante le riprese di Boccaccio ’70.

Nonostante l’Italia l’abbia per sempre legata a quell’immagine di Sylvia, cosa per la quale la Ekberg soffriva molto, a fare da sfondo alle sue interpretazioni troviamo spesso Roma, città a cui era affezionata e in cui è rimasta a vivere fino all’ultimo, in una villa nei Castelli Romani; risale al 2011 la sua disperata richiesta di aiuto alla Fondazione Fellini di Rimini, per la precaria situazione economica in cui si trovava e, ormai era ricoverata da tempo presso la Clinica San Raffaele di Rocca di Papa.


E’ indubbio: sarà per sempre l’avvenente bionda che è riuscita a trascinare il timido e adorante Marcello in quel disinvolto bagno. Ma sarà per sempre anche il simbolo di quasi un vent’ennio, quello che ci invidiano all’estero e che ci ha reso famosi.
A 83 anni se ne va Anita Ekberg, diva di un mondo ormai perso per sempre.

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