MOVIESISTA / Nostalgia di un’epoca. Vent’anni senza Gian Maria Volonté.

Di date tristi il cinema, purtroppo, è pieno. E certe volte dietro una ricorrenza o un anniversario si nasconde più di quanto si possa pensare.
Il 6 Dicembre di vent’anni fa ci lasciava Gian Maria Volontè, stroncato da un infarto mentre girava, in Grecia, Lo sguardo di Ulisse di Theo Angelopoulos, che lo ricorderà così: “Abbiamo preso un autobus per arrivare a Florina, Gian Maria era seduto in fondo all’autobus da solo; beveva e cantava. Ho sentito tutte le canzoni che conosceva della sinistra italiana, ma credo che ci fosse qualcosa che non era vera gioia, sembrava come un addio.”

Gian Maria Volonté

Per i più nostalgici, come me, questa data segna anche una svolta nel panorama cinematografico italiano.

Attore poliedrico e impegnato, Volontè esordisce al cinema nel 1960, per ottenere -già nel ’62- il suo primo ruolo da protagonista in un film di denuncia sociale, ispirato alla vita del sindacalista Salvatore Carnevale; ma il primo vero successo arriva grazie a Sergio Leone, il padre del western, che gli affida il noto ruolo di Ramon, nel suo Per un pugno di dollari (1964). Da lì la sua carriera conosce un’inarrestabile ascesa, complice anche la sua formazione teatrale e l’incredibile presenza scenica.

Per un pugno di dollari - 1964

Per un pugno di dollari – 1964

Il 1970 segna una data importante. Abbandonati gli spaghetti-western, Volonté inizia il sodalizio con Elio Petri interpretando il “cittadino al di sopra di ogni sospetto” di quell’Indagine che vinse l’Oscar nel 1971 e inaugura il filone poliziesco impegnato; proprio con Petri ma anche con Francesco Rosi ha modo di dare voce ai suoi ideali, avanzando -attraverso lo schermo- una durissima critica alla società e interpretare gli “uomini illustri” di quella classe dirigente degli anni ’70 contro cui si scagliava politicamente, divenendo così un punto di riferimento del cinema d’impegno civile italiano. Alla sua carriera d’attore, Volonté accosta un appassionato attivismo politico, fatto di battaglie, manifestazioni e scioperi per i diritti dei lavoratori. Professionalità, morale e impegno erano i principi alla base della sua vita e di questi teneva conto anche per recitare. (Noti al pubblico i suoi rifiuti di prendere parte a Metti una sera a cena di Patroni Griffi, Novecento di Bernardo Bertolucci e Il padrino di Francis Ford Coppola.)

Gian Maria Volonté

Capire quanto la figura di Gian Maria Volontè abbia dato al cinema italiano è possibile solo attraverso le sue interpretazioni. Non solo un attore dalle strabilianti capacità recitative, ma l’occhio di un’epoca, lo sguardo critico su una generazione, un mondo in cambiamento sul quale ha impresso un segno indelebile.

E al cinema di oggi manca proprio una figura come la sua, emblematica anche per gli attori e i cineasti che non hanno mai lavorato con lui, ma che a lui si ispirano.
L’ho visto la prima volta – ricorda Giuseppe Tornatore – sul palco del teatro Politeama di Palermo durante una manifestazione studentesca. Era venuto a darci il suo sostegno e a leggere delle poesie. Ricordo un uomo affascinante, dotato di un carisma magnetico: era davvero il principe azzurro della sinistra. Anni dopo pensai a lui il ruolo di Totò adulto in Nuovo Cinema Paradiso, poi affidato a Jacques Perrin. Ne parlammo con il produttore Franco Cristaldi e gli inviammo anche il copione: Volonté ci rispose che in quel periodo era impegnato sul set e, quando lavorava ad un film, non leggeva altre sceneggiature. Credo che fosse davvero il suo abituale comportamento e non una scusa elegante per non dire che il progetto non gli era piaciuto.

L’Italia che lotta, l’Italia che resiste, l’Italia che va contro. Questa quella che emerge dai suoi film.
Un’Italia che, vent’anni dopo, non lo ha dimenticato.

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