Rewind/Gianni Versace

15 luglio. Sedici lunghi anni trascorsi tra la vita e la lucentezza. Gianni, quel Gianni che ha cambiato le carte in tavola, stravolgendole. Quel Gianni che ha fortemente desiderato quel mondo, ed in una giornata assolata ne è diventato parte indissolubile. Che aleggia nel ricordo. Versace, un cognome che divenne una istituzione, ci riporta magicamente ai meravigliosi anni in cui la moda era l’esaltazione del mito, tutto ciò che la riguardava si tramutava in oro, seppur realmente non lo fosse. Tutti noi oggi conosciamo la storia di quel Gianni, e della maison che tutt’ora porta il suo nome.

Gianni Versace per Callagan

In questi giorni il suo ricordo aleggia su di noi, e io preferisco ricordare il mito, quando ancora non sapeva di esserlo. Ai primordi. La sua creatività acerba, ma ben definita, stupì prima che diventasse ciò che tutti conosciamo. In una maison come Genny, che ancora porta l’eredità di quel nome, maison capostipite del prêt-à-porter di matrice industriale, il cui occhio strizzava alla creatività. E le linee Complice e Callaghan interamente affidate all’estro creativo di Gianni, che portò in alto il Made in Italy seppur con un marchio giovane.

Gianni Versace per Callaghan

Esperimenti che diedero ancora più importanza a quel giovane, che non conosceva ancora il suo destino, e che dal sud più profondo portava un fascino al limite tra il barocco più estremo e la femminilità più audace, dando vita al cocktail esplosivo da cui tanti oggi prendono ispirazione. Regalò un sogno alla moda, portando in quel sogno, come custodi, la schiera di super Top Model, che ancora oggi ne detengono lo scettro. Regalò emozioni a quella donna, la cui sobrietà restava in disparte e ne decise la storia. Anche se con un pizzico di amarezza. Gianni Versace, lo stilista dal cuore dolce.

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